Caccia ai tesori di Lorenzo Lotto a Bergamo

Postato il 11 October 2012

Terme e Relax

Lorenzo Lotto, pittore di origine veneziana, conosciuto come genio inquieto del Rinascimento era già celebre a 25 anni per aver offuscato la fama di Tiziano. Il giovane artista irrequieto arrivò a Bergamo intorno al 1510 e qui si fermò per 13 anni. Da questa permanenza egli se ne andrà sereno e forte di nuovi capolavori da scoprire fuori e dentro la città.

Cominciamo dal cuore di Bergamo: la Città Alta. Qui Lorenzo Lotto ha asciato le tracce più significative del suo soggiorno e proprio qui, in San Michele al Pozzo Bianco, affresca le lunette della cappella sinistra della chiesa con episodi della Vita di Maria e la volta con il Padre Eterno.

Poco distante, proseguendo per via Porta Dipinta, si arriva all’incantevole piazza del Duomo, vero scrigno di Bergamo Alta dove, tra i diversi capolavori sorge anche la millenaria basilica di Santa Maria Maggiore. Qui Lotto disegnò le tarsie del coro ligneo con episodi del Vecchio Testamento tra cui, veramente notevoli, il passaggio del Mar Rosso, il Diluvio Universale e Giuditta e Oleoferne.

Ma si sbaglia chi pensa che le bellezze artistiche di Bergamo si concentrino solo “in alto”: anche la Città Bassa, pur se ovviamente meno omogenea, riserva nei suoi “borghi” bellissime sorprese. E anche qui, vagabondando per gli antichi quartieri oggi inevitabilmente frammisti al nuovo, Lorenzo ci guida verso la splendida Deposizione, ospitata nella chiesa di Sant’Alessandro in Colonna, nell’omonimo borgo occidentale. Dai borghi occidentali la “caccia” a Lorenzo Lotto si sposta in quelli orientali, in particolare borgo Pignolo, che ha conservato, all’interno delle quattrocentesche “muraìne” la maggiore integrità, resa evidente dalla concentrazione di palazzi  quasi fosse un unico monumento urbano. La restaurata chiesa di San Bernardino in Pignolo, nell’omonima via, ospita una splendida pala d’altare (Madonna con Bambino in Trono, Angeli e Santi) dipinta da Lotto nel 1521, contemporanea all’altra Madonna in Trono che invece si trova nella chiesa di Santo Spirito. Scendiamo ancora e lasciandoci alle spalle l’Accademia Carrara e la sua ricca Pinacoteca il nostro itinerario ci porta verso il percorso del “sentierone”, ci fermiamo alla chiesa di San Bartolomeo. È qui che uno dei principali capolavori di Lotto domina l’abside: la Madonna col Bambino e i Santi, detta Pala Martinengo.

Originariamente realizzata per la chiesa di Santo Stefano, poi abbattuta, fu trasferita in questa chiesa seicentesca di cui rappresenta senz’altro il principale motivo di interesse.

Ma le tracce che Lorenzo Lotto ha lasciato durante il suo soggiorno bergamasco si trovano anche fuori città, lungo le valli ricche di castelli. Come a Credaro, in Valcalepio, dove Lotto ha affrescato la cappella votiva della chiesetta di San Giorgio con una Natività, Padre Eterno e Santi. Percorrendo invece la Val Cavallina si arriva a Trescore Balneario. E precisamente all’oratorio di Santa Barbara, dentro Villa Suardi. Qui, attraverso cicli di affreschi dedicati alle vita di Santa Brigida e Santa Barbara, Lotto dichiarò le sue influenze nord europee, dipingendo storie fatte di aneddoti e personaggi in secondo piano, senza retorica “classica”. Dirigendoci verso la Val Brembana a Ponteranica, ecco un’altra opera d’arte dell’artista.

Nella quattrocentesca parrocchiale dei Santi Vincenzo e Alessandro, dalla lineare facciata in pietra, possiamo ammirare il polittico in sei scomparti (1525) mentre, appena entrati nella Valle del Brembo, a Sedrina, la locale parrocchiale ci permette di ammirare la Madonna in Gloria e Santi, realizzata dal pittore, su commissione, nel 1542, quando era già lontano da Bergamo.

L’itinerario che vi abbiamo proposto termina nella valle San Martino, a Celana di Caprino Bergamasco, dove la parrocchiale d’epoca cinquecentesca custodisce nell’abside un’Assunzione: tema tra i più cari all’artista, cosi come caro gli fu il territorio bergamasco, dove trovò pace e ispirazione.

Monte Isola d’Antan e la Riviera degli Ulivi

Postato il 26 April 2012

Sport e natura

Niente auto, ma solo a piedi, sui mezzi pubblici o in bicicletta sull’isola lacustre più grande d’Europa, tra borghi magici e bellezze naturali. Monte Isola che si trova al centro del lago d’Iseo, non sono in tanti a conoscerla, proprio per questo è un angolo di Lombardia che ha conservato ambienti e atmosfera d’altri tempi nei suoi paesini la vita scorre tranquilla, al ritmo delle stagioni. I turisti arrivano per lo più in giornata, d’estate: sbarcano dal traghetto che attracca a Peschiera Maraglio, sulla punta sud ovest, s’aggirano fra i vicoli o fra i moli con le tradizionali barche da pesca in legno, e poi si disperdono fra boschi, vigneti e oliveti,  a caccia  di scorci panoramici. Si circola solo con i mezzi pubblici, in bici o a piedi: per il periplo dell’isola, 9 chilometri, circa 3 ore.

I più sportivi si avventurano per il sentiero del sale (due ore di cammino) fino al santuario della Madonna della Ceriola (XV sec.), da cui si gode una spettacolare vista a 360 gradi  sul lago e le colline morbide della Franciacorta. La classica gita finisce con picnic o scorpacciata di pesce al ristorante, prima dell’ultimo traghetto. Ma chi, invece, decide di fermarsi, soprattutto fuori stagione, scopre di avere…un’isola tutta per sé. Fatta di natura ben conservata e minuscoli borghi ricchi di fascino rustico. Come Sensole, con le sue buone trattorie di pesce in riva all’acqua, Menzino, a mezza costa, protetto dalla quattrocentesca Rocca Oldofredi Martinengo, o Carzano il paesino di pescatori stretto attorno al nobile Palazzo Martinengo (XV sec.).

A nord si affaccia Siviano, il minuscolo capoluogo con le viuzze antiche, la bella parrocchiale settecentesca e la casa-torre Martinengo. Nello spazio di un weekend ci si può spostare anche sul tratto di riviera bresciana subito di fronte, la cosiddetta Riviera degli Ulivi: qui il clima mite e soleggiato ha favorito questa tipica coltura mediterranea sui morbidi declivi prealpini.

La piccola capitale dell’Olio Sebino Dop è Marone, con un bel lungolago tranquillo e un delizioso porticciolo in frazione Vello.

Per una passeggiata nel verde, s’imbocca il sentiero che conduce al santuario campestre della Madonna della Rota. Mentre per un tocco di mondanità, bisogna spostarsi a Sale Marasino, il principale centro di villeggiatura della zona, con tanti caffè e ristoranti. E poi l’ultimo sguardo a Monte Isola, dall’alto, dalla chiesa di Santa Maria del Gioco (XV sec.), sopra Sulzano.

Un’alternativa all’auto, per visitare la zona è il Treno Blu, un convoglio turistico d’epoca che a maggio, giugno e settembre opera nel basso Sebino, in Valcalepio e in Franciacorta, in coincidenza con i battelli per Monte Isola.

Per orari e itinerari visita il sito di ferrovie turistiche.

 

Natale in Lombardia: un giacimento di bontà e tradizione

Postato il 23 December 2011

Enogastronomia

Panorami spettacolari, aria pulita, vini rinomati e cibo genuino. E per questo Natale le bontà enogastronomiche lombarde sbarcano anche su IPad grazie all’interessante rivista Lombardia Verde da quest’anno leggibile su mobile attraverso un’ applicazione scaricabile gratuitamente su Apple Store. Una preziosa opportunità per conoscere meglio le tipicità di una terra ricca di prodotti e genuinità pronte a incantarci a tavola in occasione del Natale.  L’Assessorato all’agricoltura infatti ogni anno va alla ricerca delle bontà enogastronomiche della Regione, che è la prima regione agricola del Paese con 25 prodotti Dop (Denominazione d’origine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta), 5 vini Docg (Denominazione d’origine controllata e garantita), 14 vini Doc (Denominazione d’origine controllata) e 238 specialità tradizionali ufficialmente riconosciuti e apprezzati sui mercati locali e nazionali. Iniziamo il nostro percorso enogastronomico dalla Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina e dalla Strada del Vino e dei Sapori della Val Calepio.

Da questo ricco giacimento di sapori ed eccellenze enogastronomiche vorremmo regalarvi qualche idea sfiziosa per il vostro menù natalizio.

A partire dagli antipasti:  classici salumi e formaggi, accompagnati da verdure sott’olio e da un’insalata russa. Potrete scegliere tra breasola Igp stagionata grazie al clima asciutto di montagna e il violino di capra, salume dal sapore indimenticabile, ottenuto dalla coscia posteriore della capra che deve il suo nome alla somiglianza con lo strumento musicale. La tradizione vuole che per affettarlo si maneggi proprio come uno strumento musicale, appoggiandolo sulla spalla e utilizzando come archetto il coltello.
Ma per i palati dei vostri ospiti potrete pensare anche a squisiti formaggi come il celebre formaggio d’alpeggio Bitto Dop, prodotto dalla lavorazione del latte delle mucche di razza bruna e che viene lasciato stagionare quasi 10 anni, o il Casera Dop . Le valli bergamasche delizieranno i palati con i loro formaggi tipici tra cui l’agrì, formaggio delicato e senza conservanti che oggi si trova in alcune località dell’alta Valle Brembana. Le colline bergamasche ci regalano anche caprini che ben si sposano con il prezioso Moscato di Scanzo Docg i cui vigneti sono localizzati nel comune di Scanzorosciate. Altri sapori di montagna per la vostra tavola natalizia arrivano dalla Valtellina: salame di rape, costine di maiale con la verza, accompagnate da polenta al grano saraceno. Mentre dalla Val Calepio potrebbero arricchire i vostri banchetti le formagelle, lo strachinut e il branzi. La Valle Sabbia nei dintorni bresciani ci offre il Dos, delicato salume realizzato con la schiena del maiale, che unisce le caratteristiche di coppa e lardo.  Le valli bresciane ci offrono il Bagoss, un formaggio a pasta semicotta, la Valle di Scalve l’omonima formagella mentre dall’area del massiccio dell’Adamello arrivano il Casolet e il raro e antico Fatulì prodotto con latte crudo di capra bionda dell’Adamello, attualmente protetto da presidio Slow Food. La Valsassina ci regala invece lo stracchino e un ottimo Taleggio Dop. Per le pietanze più sostanziose la tradizione lombarda riserva tortellini in brodo, ravioli di spinaci oppure i Casoncelli, mezzelune ripiene di carne e pasta di salame cotte nel brodo di cappone. Quest’ultimo ripieno costituisce il secondo di eccellenza del menù delle feste. Un arrosto o la faranona farcita e accompagnata dalla mostarda cremonese possono costituire un valida alternativa ai secondi. Venendo al dolce, sempre nel solco della tradizione e dei prodotti tipici non possono mancare le spongade o biscotti con farina di castagne, ma anche la polenta e osèi che, a dispetto del nome che richiama un’altra tipicità lombarda, prevede l’impiego di zucchero, miele, uova, farina di fecola, lievito e burro, cioccolato bianco fuso, rum e pasta di nocciola. E poi, sebbene non venga dalla montagna il panettone prodotto tipico per eccellenza del capoluogo lombardo ormai adottato da tutte le regioni dello scarpone.

Il territorio lombardo non è da meno nell’offerta dei vini che vanno dalla Valtellina all’ Oltrepò pavese attraversando la Franciacorta, terra delle bollicine. La Lombardia vanta 15 vini Doc e 5 Docg per un totale di oltre 50 tipologie di qualità. Iniziamo dai vini rossi e corposi della Valtellina, tra i più affermati rossi d’Italia con il Valtellina Superiore Docg, il Maroggia, il Sassella e l’Inferno che accompagnano i salumi, il Vagella ottimo per i primi grassi, il Grumello e lo Sforzato Docg da uve di Nebbiolo nettare da meditazione da degustrare a fine pasto. Delle colline di Franciacorta non si possono non menzionare il Lugana Doc, ottimo per l’aperitivo e i piatti a base di pesce, il Franciacorta Docg che vince il confronto con i migliori champagne francesi e i vitigni di Chardonnay. Completano l’offerta i vigneti della Val Calepio sul confine della provincia di Bergamo con il Valcalepio Doc e i vini IGT della Valcamonica e Sebino. Non mancano gli ammazzacaffè con liquori e grappe alle erbe alpine. I piaceri del palato sono un’esperienza attraverso la quale passa la conoscenza di un territorio proprio per questo vorremo concludere con le parole dell’ Assessore: “i prodotti tipici parlano la lingua del territorio che li produce e in quanto tali sono un elemento connotato anche in senso culturale. Il mio augurio è che questo Natale possano raccontare la loro storia anche sulle vostre tavole.” Buon appetito e tantissimi auguri di buone feste anche dalla nostra redazione!

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